
Da adulti, in genere, si riflette meno sulla propria identità: gli impegni e la routine ci assorbono e non ci resta molto tempo per capire se siamo o meno
soddisfatti di noi e
della nostra vita. A volte, però, arriva un evento inaspettato e chi non è più abituato a riconoscere i propri bisogni, potrebbe sentirsi smarrito.
Come uscirne? Un modo è
parlare o scrivere di se stessi, come se la propria storia fosse una favola da raccontare a un bambino. La memoria autobiografica ha infatti grande potere curativo, come spiega
Luciana Quaia nell'articolo che pubblichiamo oggi nell'area
Magazine, settore
Psicologia.
La nostra esperta ci invita a riflettere
sul senso della nostra storia individuale, che narra sempre una
trasformazione. Il problema sta tutto in quest'ultima parola e nella umanissima resistenza ai cambiamenti. Per coglierne la portata, insomma, è utile fissare il
"c'era una volta me" sulla carta o
svelarlo a un interlocutore fidato con la nostra voce.
Certo, poi sarebbe bene
non esagerare: c'è chi parla troppo di sé e anche quello, paradossalmente, potrebbe essere un modo per sfuggire a se stessi...
voi che tipi siete? Vi lasciate andare al racconto oppure siete molto riservati?
Raccontatecelo: promettiamo di ascoltarvi con attenzione.
Leggi l'articolo di Luciana Quaia