Aiutare un malato può essere molto faticoso tanto più se lo si fa in completa
solitudine. Purtroppo capita spesso ai cosiddetti
caregiver o “prestatori di cura”, di solito parenti delle persone in difficoltà. Per fortuna, c'è qualcuno che cerca di alleggerire il peso che grava sulle loro spalle, riunendoli nei
gruppi di auto-mutuo-aiuto.
Di recente sono stati presentati quelli di
Monza e del quartiere Forlanini di
Milano, in un incontro organizzato dalla
Caritas ambrosiana. Ma in che cosa consistono i gruppi di auto-mutuo-aiuto?
Lo ha spiegato all'incontro milanese
Patrizia Taccani, autrice, insieme con
Maria Giorgetti, del libro
Lavoro di cura e auto mutuo aiuto. Gruppi per caregiver di anziani non autosufficienti edito da Franco Angeli. Nati nel Nord Europa - analizza Taccani - e pian piano arrivati anche da noi, sono formati dai parenti che prestano cura ai cari colpiti da malattie croniche o invalidanti come
l'Alzheimer. In genere gli assistiti sono il coniuge o il genitore, per questo nei gruppi in cui si condivide la propria esperienza il grosso è composto da
cinquantenni e da donne sui settant'anni, ossia le mogli dell'anziano sofferente, spesso impegnate ad assisterli per buona parte della giornata. Uno dei rischi ricorrenti per il caregiver è la depressione causata dal timore continuo di non essere adeguati a gestire l'altrui dolore: per questo è così importante confrontarsi con altre persone nella medesima situazione. E non è raro che alla fine di ogni incontro a qualcuno scappi anche
un sorriso. E voi siete abituati a parlare di voi con gli altri? Vi piacerebbe farlo di più? Viceversa: sapete ascoltare? Noi sì... scriveteci e ve ne accorgerete!