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22-03-2010 - Scritto da: Alessandra


Il lavoro è in crisi? Torniamo alla natura


Quanti bambini sanno com'è fatto un pollo? La domanda può sembrare bizzarra, ma chi ha figli (e nipoti) piccoli lo sa: oggi si vive più spesso nelle città e sempre meno a contatto con la natura. L'allontanamento più massiccio dalle campagne è cominciato oltre trent'anni fa, ma non è escluso che presto sarà necessaria un'inversione di tendenza. L'ipotesi è avanzata da Paolo Ferrario nell'articolo che pubblichiamo oggi nell'area Magazine, settore Socialità.
L'esperto pone alla nostra attenzione il problema della riqualificazione professionale degli ultra cinquantenni, sottolineando, per l'appunto, i cambiamenti prodotti nel mondo del lavoro dal progressivo abbandono dei mestieri artigianali e agricoli e il contemporaneo aumento dell'automazione. I due fenomeni, uniti all'attuale crisi economica, si sono ripercossi negativamente sull'occupazione, in particolare dei lavoratori più anziani e di quelli più giovani. Come uscirne? Il nostro sociologo spera nella green economy, una strada sulla quale si sono già avviati gli Stati Uniti e il Giappone.
Voi che cosa ne pensate? Vi piacerebbe un ritorno alla natura? Leggete l'articolo e poi diteci la vostra.

Leggi l'articolo di Paolo Ferrario

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Tags:  Lancio dell'articolo di Paolo Ferrario / crisi del lavoro / ultracinquantenni / abbandono delle campagne / ritorno alla natura / green economy


Commenti:
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Scritto da: Paolo Ferrario
mi ha scritto Maria Luisa:"Caro Paolo, proprio un bell'articolo, complimenti. Il problema di adeguarsi a una nuova situazione che l'uomo si trova a vivere in questo tempo è veramente drammatico. Grazie per questi spunti di riflessione. Buona giornata!". Le ho risposto così:
grazie per il feedback, Maria Luisa.
questa riflessione che faccio da tempo sulla Terra è anche l'oggetto, in chiave simbolica, del saggio che pubblicherete come Zephyro editore.
C'è uno studioso, Lovelock, che considera la terra un autonomo essere vivente: le ha dato il nome di Gaia. Per lui Gaia è quasi un pensante che per ora sa equilibrare i danni che gli uomini fanno nella loro voracità produttiva e demografica. Molti equilibri ormai hanno superato il limite della soglia. Se non si inverte la tendenza (il che vuole dire MENO DEMOGRAFIA, MENO PRODUZIONE, MENO INQUINANTI e in alternativa PIU' ANIMALI, PIU' NATURA, PIU' PULIZIA AMBIENTALE), Gaia, la Terra, si scollerà di dosso gli uomini come fa un animale che si scrolla l'acqua dalla pelliccia.
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Scritto da: Giulio
L'articolo è molto ben fatto e dice cose reali, così come sono. Il problema è però che è molto difficile anche il ritorno alla natura, c'è troppa concorrenza anche li, specialmente extrcomunitaria. E non è vero che gli italiani non vogliono più quei lavori, è che gli extracomunitari ci vanno in nero e per mezzo soldo, l'italiano no. Vorrei io che mi dessero un lavoro fisso, in regola con i contributi ecc. nei campi e vedere se non ci andrei, ci andrei eccome! Da quando ho perso il mio lavoro nel campo elettronico non fatto altro che lavorare in nero anche nei campi. Ora non posso più andare avanti così, il lavoro non era continuativo, e prendevi una paga ogni 8 mesi circa, mi dite come si fa ad andare avanti così? Le parole sono belle, i fatti così come sono no! Si faccia avanti qualcuno, e mi faccia una proposta, poi vediamo se ho fatto solo parole anch'io. A presto.
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Scritto da: paolo ferrario
gentile Giulio, la ringrazio per le sue considerazioni che condivido parola per parola, soprattutto per la concorrenza del lavoro extracomunitario, che abbassa i prezzi del lavoro. nel mio articolo accenno a quanto lei dice, quando affermo che l'italia è passata negli anni sessanta a diventare paese industriale, dopo essere stata per millenni e secoli un paese agricolo. Questo passaggio è stato irresponsabile, perchè ha indotto ad allontanare le forze produttive al lavoro agricolo. e ora, nella sferzante crisi , ne paghiamo le dure conseguenze. L'italia ha inevitabilmente una vocazione agricola: è un paese prevalentemente collinare e montuoso e non ha fonti energetiche autonome. Le green economy prendono - in ritardo - atto di questa situazione. Svoltare non sarà facile: ma è l'unica soluzione che abbiamo. lei dice: "Le parole sono belle, i fatti così come sono no!" rispondo che quando si scrive si usano le parole. La parola è l'unico strumento che abbiamo. I fatti? l'altro giorno sono andato al mercato cittadino. Lì c'è uno spazio "dal produttore al consumatore" , cioè un produttore locale che a pochi chilometri della città coltiva orti in serra e all'aperto. L'insalata era stata colta la mattina stessa, non c'era filiera (grossisti, intermediatori ecc.) . Il costo era concorrenziale con quello di un supermercato. e quella impresa agricola era ed è fonte di lavoro per molti contadini colti e preparati, che hanno imparato questo mestiere e ad agire nel solco dei problemi ecologici del tempo. è poco, lo capisco. E' una goccia nell'oceano. Però qui si vede che è possibile grazie per l'attenzione e auguri per il suo e nostro futuro
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