
Nella mezz'ora strappata ai suoi preparativi nel camerino di un teatro friulano, dove
Paolo Poli era in scena, la scorsa settimana, con i suoi
“Sillabari”, l'attore fiorentino è stato capace di interpretare perfettamente tutte le parti che il suo pubblico si aspetta da lui.
Prima si è inalberato, poi ha ironizzato sui suoi bisogni economici e subito dopo su quelli dei pennivendoli che gli fanno domande preconcette, poi si è rilassato filosofeggiando un po' (pur dicendo di non essere
Gianni Vattimo e che certe domande è meglio farle a lui), quindi è arrivato alla sua vera, unica e indomabile passione:
il teatro.
Si potrebbe riassumere in questo modo l'intervista che vi accingete a leggere, ma prima di proseguire, è bene che sappiate ancora due cosette su
Paolo Poli: in questi giorni il suo spettacolo tratto dai racconti di
Goffredo Parise è approdato al
teatro Orazio Bobbio di Trieste e vi resterà fino al 28 febbraio. Se però non abitate da quelle parti, poco male: sappiate che l'attore continuerà a errare per l'Italia, come fa per almeno “200 giorni all'anno”. Le ultime parole sono sue e c'è da giurare che siano vere, perché non c'è bugiardo più sincero di questo raffinato signore del palcoscenico.
Buona lettura. Leggi l'intervista a Paolo Poli