Qualche mese fa abbiamo parlato di
Taizo, un piccolo robot giapponese che aiuta gli anziani a tenere in allenamento la muscolatura. Vedendolo, veniva da sorridere e invece, a pensarci bene, si trattava di un tipico esempio di uso “buono” della tecnologia. Analoga potrebbe essere la nostra reazione davanti al
progetto europeo “Sociable”, che in Spagna, Grecia, Norvegia e Italia si prefigge di arginare gli effetti dell'
Alzheimer utilizzando speciali videogiochi.
Partito durante il 2009,
il progetto è entrato da pochissimo nella sua fase operativa, dopo il convegno internazionale che si è tenuto a fine gennaio a
Valencia. Tra i problemi dibattuti, l'individuazione dei giochi più adatti a stimolare la memoria a breve termine – quella più colpita tra i malati di demenza senile – e del supporto più adeguato. A
Forlì, sede italiana della sperimentazione,
si è optato per due tavoli elettronici “touch screen”,
progettati per aiutare gli anziani giocatori a distinguere e associare immagini e colori, con lo scopo finale di mantenere attivo il cervello. In tutto gli anziani coinvolti sono trecento, sessanta i forlivesi, con un'età media di
75 anni e di livello culturale medio. Come prima caratteristica, però, si era richiesta la disponibilità a provare i videogiochi. Perché la tecnologia può essere d'aiuto solo se la scelta di servirsene è consapevole. Ditelo ai vostri nipoti... e pensateci anche voi se vi sentite schiavi della Playstation!