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20-11-2009 - Scritto da: Alessandra


Sessantenni, pionieri della pre-vecchiaia


“Pionieri di nuove frontiere”: così si sentono molti sessantenni di oggi, nel pieno di un passaggio epocale come l'allungamento della vita, divenuto ormai un dato di fatto anche per l'Inps... Chi ha raggiunto la sesta decade dell'esistenza non si sente affatto da pantofole e giornale ma ancora giovane o meglio “pre-vecchio”. A dirlo è Paolo Ferrario nell'articolo che pubblichiamo oggi nell'area Magazine, sezione “Famiglia/socialità”.
L'esperto chiama “pre-vecchiaia” quella fase della vita che comincia dopo i 50 e arriva ai 70 anni e la giudica molto stimolante, anche se non esente da chiaroscuri: in molti, per esempio, affiora la nostalgia per i giorni andati.
E voi siete entrati nella pre-vecchiaia? Come la state affrontando? Leggete l'articolo e diteci la vostra, vi aspettiamo.

Leggi l'articolo di Paolo Ferrario


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Tags:  Lancio di Paolo Ferrario / prevecchiaia / longevità / allungamento della vita / cambiamento epocale / pensione / sessant'anni


Commenti:
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Scritto da: franco gerosa
Paolo Ferrario ha sempre un pensiero originale che mi piacerebbe conoscere più a fondo e far conoscere ai componenti interessati della mia comunità moltrasina.
Sarà possibile organizzare un incontro pubblico?
Noi abbiamo uno spazio adatto.
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Scritto da: Corrado de Francesco
Parole sante quelle di Paolo! A qualche anno dai 60 anni mi sento assai meglio che alle soglie dei 50: più tempo per me, più tempo per gli altri, più tempo da passare in coppia. Non è detto che duri per 20-25 anni ma per il momento siamo più felici e sereni di un tempo.
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Scritto da: Paolo Ferrario
Caro Franco,
le comunità locali piccole e collocate in ambienti bellissimi come quelli dei paesaggi di lago sono un luogo favorevole, secondo me, per vivere la propria prevecchiaia. Lì è la natura a prenderci sotto la sua protezione psichica.
Un incontro pubblico?
Se troviamo un tema su cui io mi sento sicuro negli argomenti e che interessa ai cittadini quel pubblico, posso provarci di nuovo (ormai non lo faccio più da anni).
Colgo , però l'occasione per invitare i moltrasini a frequentare questo sito/blog di stannah: troveranno sempre informazioni di medicina, casa, alimentazione, psicologia, legislazione a ancora altro utilissimi dalla prevecchiaia in poi.
Grazie per avere commentato: i commenti ci servono ad orientare la nostra ricerca dei temi. Un caro saluto

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Scritto da: Giuliana Carabelli
Un contributo ricco quello dispensato da Paolo, qualcosa di originale, perché propone una riflessione su un tempo della vita poco tematizzato, e di prezioso, perché coniuga l'aspetto soggettivo e individuale con quello collettivo e sociale. Aiuta a pensarsi e ripensarsi positivamente, in una fase che è anche di cambiamenti e di perdite, ma dove si può scoprire di avere tante risorse. Grazie.
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Scritto da: Paolo Ferrario
Gentile Corrado De Francesco,
mi fa piacere leggere di una conferma per la mia analisi, che è del tutto filtrata anche nella mia e di certo sua biografia.
Sa, forse dire 20-25 anni di "tempo che resta" è piuttosto ottimistico.
Diciamola in demografia: 20-25 anni di SPERANZA di vita.
Le auguro buoni giorni
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Scritto da: Paolo Ferrario
Gentile Giuliana Carabelli,
l'obiettivo di questo Blog-Magazine è di tentare di vedere in positivo le nostre individuali presenze nei cicli di vita. Non sempre è possibile (e neppure realistico) essere ottimisti.
Tuttavia l'irrompere delle "prevecchiaie" nelle nostra società mostra la parte positiva delle politiche del benessere.
Lei coglie un elemento importante della soggettività individuale: quella di essere anche un processo storico da assecondare con decisioni pubbliche e di mercato aderenti ai bisogni.
Grazie e buoni giorni
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Scritto da: Gabriele De Ritis
Della vecchiaia io conoscevo la saggezza: da ragazzo, tutto mi parlava di un'età che era definita veneranda, venerabile... Non conoscevo ancora il vecchio laido, il fatto che si potesse essere brutti nell'anima... Ho compreso presto, in età adulta, che occorre saper invecchiare.
La scoperta di Paolo, del suo senso della realtà, della sua moderazione, della sua prudenza mi ha aiutato a credere che a sessant'anni sia possibile ancora incontrare un amico. Dall'età di 29 anni ho desiderato di averne ancora, ma la vita è stata avara con me.
Paolo mi ha fatto scoprire la 'prevecchiaia', mi ha invitato a considerare il fatto che non 'entriamo' bruscamente nella vecchiaia...
Oggi, parliamo di mille cose - ma ci siamo anche incontrati fisicamente a Milano il 25 marzo! -, ma è lui che spesso frena la mia impazienza, ricordandomi quello che si addice a questo tempo lungo della nostra vita, una volta che l'esame del tempo che ci siamo lasciati alle spalle sia stato compiuto.
Insieme consideriamo le virtù del 'tempo che resta', onorando nei modi possibili la vita, tutta la vita, così come essa ci viene incontro.
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Scritto da: Paolo Ferrario
Ecco, Gabriele, tu sottolinei un aspetto che anche a me sembra importante: le transizioni nei cicli della vita sono lente.
Questo è un aspetto molto positivo: perché vuol dire che possiamo ADATTARCI con lentezza.
Però è necessario farlo: altrimenti ci soffermiamo su uno stile di personalità che non è ADATTO al tempo che stiamo attraversando.
Voglio dire che adottare un stile giovanilistico in età preanziana (e a maggior ragione anziana) non è saggio. La frustrazione sarà subito lì ad avvisarci, magari con dolore, che non siamo più quelli di una volta.
Chi forse ci legge deve sapere che io e te siamo del tutto coetanei (entrambi nati nel 1948 e con esperienze personali e lavorative del tutto simili) eppure abitiamo io al nord (quasi in svizzera) e tu nel centro Italia: eppure con le tecnologie internettiane ci scambiamo punti di vista, visioni del mondo, film, audio. come se abitassimo nello stesso caseggiato.
La prova provata che queste tecnologie dobbiamo metterle al nostro servizio. Grazie per il tuo gradito commento
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Scritto da: Rino
Oddio, alla mia età  bisogna quasi prepararsi per la prevecchiaia, forse è presto, in ogni modo il tempo corre veloce.
Noto con curiosità  come i ragazzi di mezza età  :-) , quelli che vanno dai 45 ai 55 anni, non hanno un hobby, un interesse, un qualcosa che li appassiona, affinché possano trascorrere piacevolmente le ore libere, ma non solo della vecchiaia, ma anche quelle di ora.
E confesso che mi sono già  da tempo preparato (il discorso sarebbe lungo), ma non solo fisicamente, ma anche psicologicamente e, ancor più, spiritualmente, giacché noi crediamo che la vecchiaia sia solo fisica: e la mente, e lo spirito?
Insomma...

Grazie per lo spunto, buona giornata.
Rino, al portone della piccola porta.

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Scritto da: Paolo Ferrario
Gentile Rino,
il tema della preparazione alla vecchiaia è stato un aspetto su cui hanno molto insistito i gerontologi nella loro fase di consolidamento della professione (anni '60-'70)
Oggi la questione è ancora più interessante. Non è solo un problema di adattamento per così dire passivo.
Oggi le tecnologie mediche e il miglioramento della qualità della vita (casa in proprietà per l'80% degli italiani e pensioni che integrano e superano il minimo vitale per la stragrande maggioranza degli anziani) mettono a disposione per una generazione di persone un lungo ciclo di vita.
Nessuno è in grado di prevedere , però, se quelle due condizioni (casa e pensione) ci saranno alla metà del 2000.
Grazie per la visita, torna a trovarci

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Scritto da: emilio odescalchi
Grazie Paolo!

Grazie Paolo! Quanto a noi "prevecchi", sai come la penso. siamo nella terza stagione della vita, la quarta, l'inverno non è rimandabile, la natura ha regalato ad alcuni la possibilità di rallentare il metabolismo ed andare in letargo....per poi uscirne in primavera. Noi esseri umani dobbiamo temere il letargo della mente, quello può arrivare subdolamente, poi.. Buon Sabato!
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Scritto da: Paolo Ferrario
caro Emilio
in prevecchiaia si possono fare le cose che non si è avuto il tempo di fare nella vita all'apogeo della attività
certo per noi umani non c'è il letargo
c'è però la possibilità di lasciare tracce di sè, visto che le tecnolgie internettiane ce ne danno i mezzi
grazie per la tua riflessione
a rileggerci
paolo ferrario

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