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11-11-2009 - Scritto da: Alessandra


Visitare le tombe dei cari, un rito antico come il mondo


Molti di noi si sono messi in viaggio, nei giorni scorsi, per raggiungere i luoghi di origine e portare un fiore sulle tombe dei cari scomparsi. Rendere omaggio ai defunti è un rito che si tramanda da secoli, anche se negli ultimi anni ha cambiato faccia, diventando spesso più scenografico o, al contrario, molto più privato. A mutare è stata la società, sempre più orientata all'immagine e meno incline a guardarsi dentro.
Affrontare il lutto richiede un processo interiore di crescita, a qualsiasi età, e non tutti se ne sentono pronti. È questo l'argomento affrontato da Luciana Quaia nell'articolo che pubblichiamo oggi nell'area Magazine, settore “psicologia”.
E voi siete stati al cimitero? Quali sensazioni vi trasmette salutare i vostri morti? Diteci la vostra; come sempre, vi aspettiamo.

Leggi l'articolo di Luciana Quaia
Tags:  Visitare i morti / andare al cimitero / salutare i cari defunti / novembre mese dei defunti


Commenti:
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Scritto da: Luciana Quaia
caro giorgio, grazie per il tuo commento.
In effetti il lutto patologico o cronico non consente quella riappacificazione tra mente e corpo che restituisce, nel corso di un tempo strettamente individuale, la serenità  di conservare il ricordo del defunto come parte di sé.
Purtroppo nel lutto cronico il tempo si blocca. Tutto si ferma in una sorta di congelamento in cui nulla deve mutare (gli arredi, gli abiti nell'armadio, le abitudini condivise, l'idealizzazione della persona scomparsa). Questo accade in quelli che tu definisci episodi di morte ingiusta e che nella mia esperienza possono essere ascritti a decessi improvvisi (malattia fulminante, incidente stradale, morte violenta per mano criminale) o per relazioni affettive già  poco sane antecedenti alla perdita (rapporti di dipendenza o di simbiosi). In queste circostanze il dolore della perdita non viene affrontato o, viceversa, assume proporzioni esagerate con ricadute pericolose sul sistema psico-fisico della persona che sopravvive.
Quanto ai simboli del lutto, la graduale scomparsa di manifestazioni e riti, se da una parte indica una minore esposizione alla necessità di combattere collettivamente la morte (oggi la battaglia è prevalentemente affidata alla medicina), dall'altra ci consegna il peso di dover fare tutto da soli.
Torna a trovarci!
Ciao. luciana
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Scritto da: Paolo Ferrario
c'è questa teoria dei "non luoghi" dell'antropologo francese Marc Augé ("NONLUOGHI introduzione a una antropologia della surmodernità ", Eleuthera editore).
Ebbene, può apparire strano, eppure il cimitero non è un "nonluogo": anzi può diventare (e molto dipende dagli architetti e dalle amministrazioni comunali) un luogo denso di significati esistenziali
questo perché svolge la umanissima funzione di rendere eterna la memoria. non solo quella pubblica, ma anche quella privata
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Scritto da: Giorgio Legrenzi
Bello e completo questo articolo di Luciana Quaia: dopo un breve excursus degli autori che hanno approfondito, sin da Freud, si legge una attenta descrizione di quello che è il lutto "non patologico" che ciascuno di noi deve elaborare con pazienza e perseverazione, mobilitando le proprie risorse per fare continuare a vivere dentro di noi la persona amata, presente così attraverso il pensiero dentro di noi ed anche "nel nostro cuore", come si diceva una volta, ed ancor oggi si deve dire, in riferimento ai nostri sentimenti, alla nostra fantasia,alle nostre aspirazioni. E' un processo anche in parte critico, in cui consapevolmente o meno si selezionano le parti migliori del ricordo, si superano i sensi di colpa legati ai possibili conflitti che ci possono anche essere stati, e soprattutto si vince così gradualmente la sensazione di abbandono che la perdita della persona amata ci provoca inevitabilmente, talora sino alla disperazione (in particolare in un primo periodo , che può essere anche lungo, ben superiore al canonico anno indicato da alcuni testi ma giustamente non citato da Luciana Quaia perché schematico ed insignificante).
Talora invece alcuni non riescono in questo, ed allora ecco il "lutto patologico" che mi è stato possibile osservare, in particolare in seguito ad episodi di "morte ingiusta" , come accade in certe CTU in Tribunale. Do invece oggi minor importanza ad alcuni segni e simboli esterni, cimiteriali, pur rendendomi conto che essi aiutano in alcuni casi. Ricordo più volentieri mio padre, morto nel 2004, guardando nel mio giardino la pianta di ibisco che egli aveva raccolto sulla sua amata montagna del Bisbino, e che mi regalò anni fa in buono stato, così da poter essere piantata, e che continuo a curare.
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Scritto da: irene
dopo il suo funerale, non riesco a portale fiori sulla tomba. mi rifiuto di entrare nel cimitero
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Scritto da: sanna alessandro
Tutto giusto quello che dite,solo che non son cose che si possono comperare al mercato.Io sto cercando di elaborare,di metabolizzare la perdita della mia adorata DANIELA.Per quanto lo sappia che non c'è più,ancora non ci credo.O meglio
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Scritto da: imma
Ho perso mio padre 11 anni fà e grazie ad un percoso terapeutico sono uscita da quel vortice di dolore che non mi lasciava più vivere. Ora mio marito stà vivendo la stessa esperienza e mio malgrado non sò come aiutarlo. Mi sento impotente e spaventata perchè il mio timore è che non riesca a superare questo momento!
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