
Osservare le barchette di legno nei porticcioli delle nostre coste regala un miscuglio di sensazioni. Da una parte, ci facciamo cullare da quelle forme curvilinee che poggiano sul pelo dell'acqua dondolando un po'; dall'altra, il nostro pensiero corre a un passato che ormai non c'è più, in cui chi voleva viaggiare o nutrirsi di pesce, non poteva che salire su queste chiglie e prendere il largo, sperando di non incontrare improvvise tempeste. Eppure, le poetiche imbarcazioni non sono affatto, almeno non solo, un ricordo dei tempi andati. Da qualche tempo, infatti, si è tornati a costruirne di nuove, grazie alla rinascita di un vecchio mestiere:
il maestro d'ascia.
Si tratta di un lavoro a metà tra l'artigianato e l'arte, che richiede grande abilità tecnica, spirito di sacrificio ed estrema precisione. Un maestro d'ascia deve infatti tagliare (oltre che piegare scaldandole nell'acqua) le assi di legno che danno vita al fondo della barca in maniera tale che possano incastrarsi alla perfezione l'una con l'altra. In genere lavora con un altro collega, detto come lui
“segantino”, dal fine lavoro di sega che spetta compiere all'uno e all'altro.
Insomma, è un mestiere difficile e raro, che però sta conquistando anche qualche giovane, com'è accaduto
di recente in
Toscana dove è stato finanziato un progetto per formare dieci nuovi maestri d'ascia. Chi lo diventa ha un avvenire assicurato, soprattutto se abita nelle belle isole sparse lungo le nostre coste. Le barchette di legno sono infatti preferite nel trasporto dei bagnanti nelle calette più inaccessibili e in generale da chi ha bisogno di una piccola imbarcazione da diporto e da pesca familiare. Dal nostro punto di vista, è un lodevole connubio tra tradizione e modernità, utile per conservare la nostra memoria e tramandarla a chi verrà dopo di noi.
… m'è venuta voglia di imparare a intagliare il legno. E a voi?