Nel cuore dell'estate, di solito, si ha più tempo per leggere e sognare altri mondi. Per questo siamo molto lieti di ospitare il nuovo racconto di Gianfranco Parenti, nostra "Penna libera" più affezionata. A lui diciamo grazie e ai nostri amici buona lettura!

Il territorio s’inerpica all’improvviso: tre collinette, distribuite su un perimetro di tre chilometri, sono circondate da mura ancora oggi visibili. Gli abitanti della zona le chiamano “le mura delle fate”.
Qui hanno combattuto in tanti: gli Osci, Annibale, i Romani in epoche antiche, nel medioevo comparvero i Normanni che per le guerre fra feudatari, contro le scorrerie dei Saraceni, s’arroccarono in alto, tra mura ben difese. Sul monte della Misericordia (ultima invocazione, scongiuro disperato) sorge potente il Castello.
In questa posizione, chiamata le Termopili d’Italia, il 1° ottobre del 1860 resistettero duecentocinquanta garibaldini. Il loro sacrificio, impedì il passaggio ad una parte dell'esercito borbonico, che cercava di raggiungere Caserta e di spezzare in due l'esercito di Giuseppe Garibaldi, durante la battaglia del Volturno.
Così la bandiera sabauda sventolò su questo lembo d’Italia.
Chissà se i due simpaticissimi signori torinesi si ricordano ancora del tenente Bronzetti, eroe garibaldino, caduto qui a 28 anni. Di certo i signori in questione non hanno dimenticato per nulla il loro accento “gianduia”. E come avrebbero potuto?
Hanno vissuto per 40 anni in Kenya dove hanno operato con grande zelo e passione nel campo dell’educazione e della formazione dei bambini e degli adulti.
Sono capitati qui per caso, loro dicono. “Un nostro amico che ha vissuto con noi per tanti anni in Africa, giunto il momento della pensione, è voluto tornare nella sua terra. Ce ne aveva parlato così tanto quelle notti sotto gli altissimi cieli del Kenya che anche noi, ormai pronti per il ritiro, abbiamo pensato di seguirlo. Nostra figlia? Vive a Dublino e i nostri nipotini chissà quando arriveranno…”.

Così, preparati i bagagli, si sono chiusi alle spalle la porta della scuola italiana in Kenya e hanno bussato alla canonica per avere in affitto un enorme spazio in cui hanno stipato 40 anni di ricordi e di colori d’Africa.
Fa uno strano effetto vedere in questa terra maschere tribali, zagaglie e statuette d’osso, sentire parlare l’accento sabaudo mentre tutt’intorno la cadenza è ben diversa.
Il loro amico, appena rientrato, forse per la grande gioia s’è subito spento e loro, alle Termopili, fanno insieme quadrato, si stringono vicini, guardano foto d’Africa in cui, ogni tanto, fa capolino una testa bionda, improbabile indigena.
Fra ricordi di colori e profumi lontani.