Da tempo si parla della femminilizzazione della società come di un processo socio-culturale scaturito dai movimenti di emancipazione femminile degli anni Settanta.
Ma che cosa si intende con questa espressione? Si potrebbe rispondere semplicemente che ora sono le donne che esprimono la natura maschile e gli uomini, invece, l’hanno persa per somigliare via via sempre più alle donne!
Nel tempo, infatti,
si sono modificati antichi ruoli e privilegi di genere, già a partire dall’
educazione, retta ancora adesso per lo più da donne,
madri e insegnanti, ma esse stesse cambiate rispetto alle passate generazioni. Le donne plasmano
modelli di figli maschi a loro graditi e
spesso dipendenti.
Questo somigliarsi e confondersi per ciascun sesso è avvenuto per motivi diversi e in direzioni differenti. Dal punto di vista sociale e sul piano delle libertà e dei diritti,
è in corso una parificazione (si pensi alla questione dell'
età pensionabile a 65 anni anche per le donne) utile e desiderata tra i sessi.
Sul piano psicologico, invece, questa parificazione è stata pensata erroneamente come
annullamento delle differenze, facendo
perdere, a mio avviso,
qualcosa ad entrambi i sessi.
Le donne hanno iniziato a
“mascolinizzarsi” per affermare la propria identità nel mondo del lavoro, per emanciparsi, sono diventate autosufficienti economicamente; ma, ahimè, hanno perso caratteristiche come la passionalità, la dolcezza che le rendevano attraenti agli occhi degli uomini.
Gli uomini invece hanno sviluppato caratteristiche femminili, perché troppo fragili e incapaci di gestire lo stress, diventando più dipendenti,
più “materni”. Niente di male, qualcuno potrebbe dire. E invece un cambiamento del genere ha il suo rovescio della medaglia per esempio sui
nuovi modelli di padre:
presenti e premurosi, questi ultimi finiscono spesso per essere
iperprotettivi, per dare consigli senza però
mai ammonire, rischiando così di essere poco incisivi nel processo di crescita, autonomia e responsabilizzazione dei figli.
Oppure,
al contrario, vediamo l’uomo aggressivo, incapace di mezze misure, tutto dedito a lavoro e profitto, o peggio, protagonista
tiranno e violento delle cronache. Gli
istinti maschili in generale sono
espulsi, anziché essere riconosciuti come vitali ed essere vissuti con
spontaneità ed equilibrio.
Come conseguenza di queste identità psicologiche confuse,
le relazioni tra uomo e donna risultano più complicate, difficili da gestire: c’è meno accettazione e comprensione delle reciproche diversità (che sostenevano però anche l’attrazione), e
nella coppia si riscontrano “doppie fragilità” o assoluta competizione.
A mio avviso, uomini e donne non sono intercambiabili. Nella società c’è bisogno di confronto tra diverse psicologie.
La diversità è iscritta in primo luogo nel corpo e da essa scaturiscono anche differenze psicologiche importanti che implicano una diversa percezione del mondo, diverse inclinazioni, passioni, attitudini, intelligenze.
Credo che queste diversità debbano essere valorizzate o comunque lasciate libere di esprimersi in un ambito di
complementarietà fra i generi. Altrimenti se uomini e donne, non maturi e incapaci di accettare anzitutto se stessi si contrappongono sul piano delle vanità, invidie e potere,
la società intera ha ragione di essere definita adolescente.
Non andava bene la società maschilista,
non è utile una società femminilizzata.
Riconquistiamo ciascuno la propria diversità!
Voi come la vedete?
Diteci la vostra!