Le feste di Natale sono culturalmente deputate alla felicità.
In occidente il Natale viene celebrato come la festa della famiglia: tradizionalmente genitori, figli, fratelli, zii si riuniscono per rinsaldare gli affetti, godere il frutto del loro benessere e stabilità, trovare riparo sotto il mantello del conforto familiare se in difficoltà.
La famiglia è il più delle volte un’oasi di serenità, ma anche quando non mancano problemi, a Natale conta la buona disponibilità a dimenticare, almeno temporaneamente, ruggini e rancori.

E’ verosimile che chi abbia
perso i legami familiari, i contatti con l’ambiente da cui proviene o si trovi in situazioni di disagio, possa avvertire
un certo sconforto durante le feste natalizie e sentire fortemente il
senso della perdita.
Oggi le famiglie sono sempre meno numerose, c’è instabilità nel mondo del lavoro e
crisi economica, dunque può accadere di trovarsi più facilmente
soli e tristi.
Per alcuni,
le feste si possono trasformare in
estenuanti giornate di malinconia, anziché di gioia e allegria, con tutto quel che ne consegue, dalla
stanchezza, al senso diffuso di malessere, al nervosismo, fino all'insonnia e ai
disturbi psicosomatici. E’ il caso di chi già soffre o ha sofferto in passato di una qualche lieve forma depressiva, che precipita se si trova a trascorrere in solitudine queste ricorrenze.
E’ altresì vero che
la commercializzazione del Natale, vuoti sentimentalismi, tutta la speranza che si esaurisce nell’attesa di una
ricca vincita alla lotteria, il contrasto con la povertà e l’emarginazione, risultano non facili da tollerare.
Per chi nutre
sentimenti religiosi può essere più facile perché
il Natale è ancora ricco di significato e benché attraversi momenti difficili, può trovare nella
nascita del Bambino nuova rigenerante
speranza.
La magia del Natale sta proprio nel raggiungere quel grande e inesauribile
bisogno nel cuore delle persone di essere accettati, di relazione, di
amicizia, di ciò che conta veramente.
Proviamo allora a
cambiare le nostre aspettative di “allegria per forza”.
Lo spirito giusto per vivere il Natale è proprio questo:
non attendersi necessariamente la giornata del venticinque dicembre con la
tavola imbandita e regali da scartare freneticamente.
Riserviamo invece
maggiore attenzione e meraviglia alle piccole straordinarie cose che accadono proprio a Natale: il brindisi cordiale con gli amici, il “pensierino” inaspettato della collega, la festa con la tale associazione,
la beneficenza, gli auguri di ogni bene che ci scambiamo vicendevolmente!
Anche se sofferenza e problemi non scompaiono, abbiamo però
un mondo che si stringe intorno a noi! Abbiamo un rinnovato
slancio per la vita e per il prossimo di cui prenderci cura, che ci accompagnerà, speriamo, dopo le feste per tutto l’anno nuovo, anche dopo la fatica di esserci riabituati alla routine dopo i regali, i giochi e il clima festoso.
Auguri a tutti voi, cari lettori!