
Chissà se nei sogni
Matteo Caccia rivive qualche istante del suo passato. Se gli succede, probabilmente
non se ne accorge, perché per
il trentatreenne conduttore di “Amnesia”, su Radiodue alle 12.10 dal lunedì al venerdì,
il passato comincia dal 9 settembre del 2007.
Il giorno prima, Matteo ha perso la memoria. Anzi, per la precisione, come racconta all'inizio di ogni puntata del suo programma,
è stato colpito da “amnesia retrograda globale” che ha cancellato totalmente l'uomo, il ragazzo, il bambino, che era stato
fino a quel momento.
La sua storia ha
dell'incredibile, Matteo lo sa: tra i suoi amici di “prima” c'è stato più di qualcuno che gli ha chiesto, dandogli di gomito: “Dai, a noi puoi dircelo che è
tutto finto”.
Invece no,
non può rivelare proprio niente perché
la sua realtà è l'amnesia, e la realtà, come spesso accade, supera di gran lunga l’immaginazione.
Ci sono cose che
il conduttore radiofonico non ha dimenticato. Per esempio
come si guida una vespa (la sua vespa rossa) e persino
una barca (“prima” era un istruttore di vela e oggi è tornato ad esserlo). Poi Matteo sa leggere e scrivere e pure
stare davanti a un microfono gli riesce piuttosto bene. Di origine
novarese, ha infatti scoperto di essersi
diplomato all'accademia dei Filodrammatici di Milano, città in cui tuttora vive. Nella sua precedente vita aveva anche condotto un altro programma radiofonico; insomma,
era già un personaggio dello spettacolo.
Di qui la scelta voluta da uno dei curatori del programma, Enzo Ceresa, e dal
direttore di Radiodue, Sergio Valzania, di mettergli di nuovo due cuffie in testa e di
lasciargli leggere agli ascoltatori pezzo dopo pezzo
il diario che ha preso a stendere poco dopo essersi ripreso dallo
shock del risveglio nell'auditorium in cui si trovava per assistere al saggio di pianoforte della sua ragazza di allora. All'improvviso
Matteo ha perso conoscenza e, dopo il buio, ha scoperto di
non sapere più chi era.
Se c'è
un aspetto triste della sua vicenda,
il conduttore di “Amnesia” non lo lascia vedere.
Piuttosto,
sembra un bambino con le fattezze di adulto
che si meraviglia di amare moltissimo la focaccia genovese, oppure di adorare fino all'ossessione
certi film, certe musiche. La sua
curiosità verso il mondo è palpabile dal primo all'ultimo minuto della trasmissione.
“Amnesia” sa dare speranza, ed è forse questo
il fascino maggiore di un programma
capace di raccontare con leggerezza intelligente
il ritorno alla vita.
E anche se
un giorno si dovesse scoprire che era tutto finto (per gli scettici più inveterati), in fondo, che importanza avrebbe se
nel frattempo abbiamo imparato ad apprezzare come doni irripetibili tutto
quello che abbiamo? Val sempre la pena di vivere, ci dice Matteo. Non dimentichiamocelo.
E voi che cosa ne pensate? Quali sono
i ricordi più belli che vorreste rivivere se fosse possibile?
Raccontateceli: vi aspettiamo!