Se Alan Bennett volesse scrivere il seguito de “La sovrana lettrice”, probabilmente partirebbe dal recente scontro tra Elisabetta II, protagonista assoluta della storia, e il maestro Riccardo Muti.
Nel “sequel” lo scrittore inglese potrebbe infatti sostenere che il vero motivo che ha spinto la sovrana d'Inghilterra ad accorciare la scaletta del concerto prefissata dal direttore d'orchestra dalla chioma ribelle, in occasione della festa per il sessantesimo compleanno del principe Carlo, è sempre il solito: Elisabetta aveva fretta di tornare alle sue letture, una passione che non ammette surrogati, neanche sotto forma di note sublimi...
Chissà
se Bennett ci ha pensato davvero, in ogni caso, per chi ha letto
il suo prezioso racconto potrebbe essere
un'ipotesi plausibile.
Nella realtà, Elisabetta II è nota per aver pronunciato negli eventi ufficiali
il minor numero di parole di qualsiasi altro regnante. Perché mai un personaggio simile dovrebbe
fare storie sulla lunghezza di un concerto? Almeno,
quando si suona, non si parla...Tutt'altra natura ha invece
la regina immaginata dal grande scrittore, il quale ci accompagna nel suo
crescente amore per i libri. L'incontro iniziale è
casuale: anzi, è colpa dei suoi
cani, come dice l'autore, che improvvisamente
prendono a latrare furiosamente. L'oggetto che ha destato tanta ostilità nelle bestiole reali è
la biblioteca itinerante di Westminster, fermatasi nel giardino di sua maestà per la tappa settimanale.
La sovrana incontra così Norman, uno sguattero dai
capelli rossi e la
lingua lunga, che sta prendendo
in prestito un libro. La regina gli chiede che roba sia, Norman non si fa problemi a risponderle, né dopo, quando
Elisabetta gli chiede un giudizio sul libro che ha scelto lei: per il ragazzo non è un granché. La sovrana però non si arrabbia, e anzi avvia una
fitta conversazione con il suo nuovo pupillo... il fatto che Norman sia probabilmente gay e che non sia molto portato per le buone maniere, non frena minimamente
l'entusiasmo di Elisabetta, che si immerge sempre di più nei libri,
nello sconcerto di tutta la corte.
Sì,
più aumenta la passione della regina,
più si accresce la preoccupazione del suo governo.
Addirittura
un giorno le fanno sparire un volume da sotto
il cuscino della carrozza reale, nel viaggio di ritorno dalla
cerimonia di apertura del Parlamento: e dire che Elisabetta non vedeva l'ora di
inforcare di nuovo gli occhiali e proseguire nella lettura, dopo essersi sorbita
i barbosi discorsi ufficiali...
Il problema è che
la regina è molto esigente, anche con gli altri:
a tutti chiede se leggono e che cosa leggono, generando
smarrimento in buona parte dei suoi sottoposti. Qualcuno comincia a
prepararsi delle risposte preconfezionate, in maniera da non fare scena muta, qualcun altro scappa direttamente, pur di non sottostare all'
interrogatorio della sovrana...
Pagina dopo pagina si capisce che
Bennett ci prepara a un evento clou, che qui accenno soltanto, per spiegare
le ragioni della scelta di questo libro nel mese dedicato al
ricordo alla memoria.
Chi legge, prima o poi, si fa prendere anche dalla
voglia di scrivere. Per la maggioranza,
provare a mettersi dall'altra parte è assai arduo: chissà perché,
le parole non scorrono bene e le frasi sembrano
concentrati di banalità. Anche
Elisabetta si lascia tentare, ma essendo ormai
consapevole della profonda differenza tra scrittura e letteratura, decide di
raccontare semplicemente se stessa.
Insomma,
la sovrana vuole lasciare una traccia del proprio passaggio sulla terra, prima che altri si prendano la briga di farlo
al posto suo... ma la sua
decisione non è priva di
conseguenze sulle sorti del Paese...
a voi il compito (piacevolissimo) di
scoprire quali siano!