Quando parliamo di clima, spesso rischiamo di cadere nei luoghi comuni e nelle frasi fatte: che sia cambiato è ormai una certezza, ma a volte ce lo diciamo con una rassegnazione pericolosa.
Possibile che non ci sia niente che si possa fare per ridare ossigeno alla Terra?
È chiaro che, singolarmente, non abbiamo grandi poteri per arginare il riscaldamento globale, eppure sappiamo che alcune abitudini possono essere più adatte di altre per dare una mano al Pianeta oltre che al nostro organismo.
In cima ai nostri bisogni, per esempio, c'è l'alimentazione, una necessità distribuita in maniera non uniforme sul Globo.
Anche in questo caso, più o meno tutti sappiamo che
ci sono molte zone al mondo in cui si soffre la fame, ma forse
molti ignorano che la carestia mondiale sia sempre più legata al riscaldamento globale.
L'urgenza di
far emergere mondialmente l'esistenza di questa
preoccupante commistione tra fame e riscaldamento globale ha spinto l'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura, cioè
la Fao, a
promuovere la nuova edizione della Giornata mondiale dell'alimentazione, il prossimo 16 ottobre, nel segno della
“Sicurezza alimentare” e delle
“sfide del cambiamento climatico e della bioenergia”.
In sostanza, è come se la Fao avesse detto:
non possiamo più lamentarci se il Pianeta si riscalda e se
milioni di persone non hanno da mangiare (secondo le stime che riporta nel proprio
opuscolo di presentazione della Giornata,
le persone sottonutrite nel mondo sarebbe
862 milioni).
È arrivato il tempo di fare qualcosa.In che modo si può difendere la Terra e
aiutare le popolazioni stremate dalle carestie?Le strade sono molteplici, ma passano tutte, sostiene la Fao, dalla
promozione dell'agricoltura sostenibile.
In particolare, bisogna
imparare a ragionare in termini di rischio prossimo venturo e a gestirlo efficacemente.
Per esempio, occorre puntare sullo
sviluppo di “modelli climatici” che siano in grado di dire subito come
la “febbre” del Pianeta possa influire sulle attività agricole e forestali locali e soprattutto di individuare subito le soluzioni migliori per arginarne gli effetti. La Fao sostiene poi che sia
fondamentale diversificare le colture, da quelle agricole alle forestali, fino all'itticoltura, puntando soprattutto sul
miglioramento della gestione delle risorse idriche, sulla conservazione dei terreni e sulle
coltivazioni più resistenti.
In più, è essenziale ragionare nei termini della
probabilità dell'arrivo di una catastrofe: cioè non possiamo fare finta che
gli uragani e i cicloni non siano
in aumento, sarà invece utile cominciare ad affrontarli come fossero
normali temporali.
Da parte nostra, quindi, che
cosa possiamo fare per aiutare la Terra e le popolazioni che soffrono? Innanzitutto, informarci, poi, eventualmente,
operare delle scelte. Prima di convincerci davvero a lasciare l'auto nel garage e andare a piedi, insomma, bisognerebbe
prendere coscienza che questo nostro gesto non è utile solo alla nostra salute (che è già qualcosa, naturalmente), ma anche alla Terra e indirettamente ai popoli allo stremo.
I temi della Giornata mondiale dell'alimentazione sono complessi, lo sappiamo: ma
per farsene un'idea più chiara, le occasioni non mancano.
L'Italia è infatti il solo Paese tra i 150 membri della Fao che abbia deciso di ospitare
il maggior numero di eventi legati alla giornata del 16 ottobre, che si ripeteranno
nell'arco di ben due mesi, nel segno del motto
“L’Italia con l’Onu contro la fame nel mondo”.
La Terra ha bisogno di tutti noi, per il bene nostro e soprattutto di quelli che verranno.
Che ne dite? Vale la pena lottare?