Il 28 settembre torna la giornata internazionale del cuore, quest'anno intitolata “Conosci il tuo rischio?”. Lo slogan è conseguenza di un dato di fatto riscontrato dai ricercatori impegnati nella lotta alle malattie cardiologiche: sono purtroppo ancora molte le persone che non si accorgono di seguire stili di vita potenzialmente pericolosi per il proprio cuore.
Ancora oggi, cioè, le malattie cardiovascolari sono la causa più importante di mortalità, morbosità e invalidità, in particolare nella popolazione italiana.
Gli italiani riconoscono infatti
più fattori di rischio (età, sesso, familiarità, pressione arteriosa, abitudine al fumo di sigaretta, diabete, colesterolemia – colesterolo nel sangue).
Che cosa s'intende per fattori di rischio?Si tratta di
quelle caratteristiche individuali che, se presenti in un
soggetto sano, aumentano la probabilità d'
insorgenza della malattia.
E’ stata
dimostrata la reversibilità dei fattori di rischio, pertanto
la malattia cardiovascolare è oggi prevenibile: di
infarto miocardico e di ictus cerebrale ci si può non ammalare e non ci si deve ammalare.
Bisogna però fare
una distinzione tra i fattori di rischio non modificabili e quelli modificabili.
I fattori di rischio
non modificabili sono:
età, sesso maschile, familiarità per malattie cardiovascolari.
I fattori di rischio
modificabili sono:
pressione arteriosa, abitudine al fumo di sigaretta, diabete, colesterolo nel sangue.
Un’alimentazione troppo
abbondante o ricca di grassi, specialmente quelli di origine animale, produce
un eccesso di colesterolo nel sangue e accelera la formazione di placche aterosclerotiche (depositi di grasso) che
ostruiscono le arterie.
Un’alimentazione con
limitato consumo di grassi di origine animale (come carne, burro, formaggi, latte intero, povera di sodio (contenuto nel sale) e
ricca di fibre (verdura, frutta, legumi) contribuisce ad
abbassare il livello della colesterolemia e della pressione arteriosa.
Appare
utile in questo ambito
la medicina naturale, anche se non bisogna dimenticarsi di
consultare sempre un medico competente.
Le persone che hanno
il diabete non producono abbastanza insulina o non sono in grado di usare l’insulina come dovrebbero; questo provoca
un innalzamento del livello di zuccheri nel sangue, cioè un
aumento della glicemia.
Il diabete è una
malattia importante e, se non viene correttamente curata, presenta complicanze vascolari. Il diabete aumenta infatti il rischio di
aterosclerosi, favorisce l’ipertensione e l’ipercolesterolemia e riduce
il livello dell’Hdl, il cosiddetto colesterolo buono.
Le persone diabetiche possono ridurre il loro rischio cardiovascolare avendo un’alimentazione bilanciata, controllando il peso, svolgendo regolarmente attività fisica, limitando il consumo di alcol.
Gli
effetti negativi del fumo, legati alle malattie cardiovascolari, sono da mettere in relazione alla
nicotina e al
monossido di carbonio.
In questo ambito, la medicina dovrebbe in primo luogo essere di tipo
preventivo: la medicina preventiva è
un fatto di cultura. Curare una patologia è sempre più difficile che attuare un
programma di prevenzione efficace. Di solito
ci si rivolge al medico solo quando "si sta male".
E’
per questo motivo che nasce,
nel 1998, il “Progetto cuore”. E’ stato finanziato dal
Fondo Sanitario Nazionale ed è coordinato dall’Istituto superiore di sanità.
Gli
obiettivi del progetto sono:
stimare l’impatto delle malattie cardiovascolari nella popolazione generale;
valutare la distribuzione dei fattori e delle condizioni a rischio cardiovascolare in campioni rappresentativi della popolazione italiana;
valutare il rischio delle malattie ischemiche del cuore.
Le funzionalità della
“Carta del rischio”, messa a punto dal
ministero della Sanità, consentono di stimare la possibilità di andare incontro a un
infarto miocardico nei successivi 5-10 anni.
La Carta si basa su di uno
studio effettuato negli anni Ottanta sulla base di una
vasta popolazione di maschi e femmine sani e fa parte di un
progetto su ampia scala, nato nel 1998 in Italia e denominato appunto
“Progetto cuore”.
Il calcolo del rischio per le femmine è stato calcolato sulla base di 5 anni, mentre
per i maschi su 10. Sono state suddivise
sei categorie di rischio, che individuano quante persone su 100 con le stesse caratteristiche avranno
probabilità di ammalarsi dopo 5 o 10 anni.
Sulla
Carta del rischio sono però
indispensabili alcune precisazioni:
1) non è uno strumento fai da te;
2) è utilizzabile su femmine e maschi sani, vale a dire soggetti che non hanno conosciuto precedenti episodi di eventi cardiovascolari;
3) può essere adoperata per persone di età compresa tra i 40 e i 70 anni.
Possiamo così
concludere:
un’attività fisica sana, regolare e senza sforzi, aumenta
il colesterolo buono (HDL), diminuisce quello cattivo (LDL),
abbassa la pressione arteriosa e i livelli di glicemia ma, soprattutto,
riduce il rischio di aritmie minacciose e di morti improvvise. ù
Lo sport praticato una volta alla settimana e interrotto bruscamente è dannoso. Meglio farlo con gradualità e costanza.
Elenchiamo
quindi i criteri generali dell'allenamento nella prevenzione cardiovascolare:
continuità, progressività, variabilità, tipo di esercizio, frequenza (3-5 volte alla settimana), durata (20-30 minuti), intensità (60% del massimo consumo di ossigeno).
E’ soprattutto l’intensità dell’allenamento che deve essere oggetto di una visita medica, che pone al centro la valutazione degli
indici metabolici (= esami del sangue con almeno: emocromo, glicemia, emoglobina glicata, colesterolemia totale + HDL + LDL, funzionalità renale ed epatica, elettroliti plasmatici),
dell’elettrocardiogramma a riposo e durante sforzo su cicloergometro (= cyclette) o tapis roulant (= tappeto rotante).
Insomma,
evitare patologie cardiache oggi è possibile: basta seguire
il giusto stile di vita.
E voi? Vi sentite pronti ad ascoltare il vostro cuore?