Spesso siamo siamo
circondati da cantieri: ampi spazi,
pezzi di città, di territorio vengono
sottratti per anni, per decenni alla nostra vista, alla nostra fruizione.
La
sensazione di disagio, solitamente reale e tangibile, non sempre è associata alla consapevolezza di
un'opera pubblica realizzata da tutti e a vantaggio di tutti.

Ormai abbiamo una
visione privatistica: penso solo a casa mia,
ciò che è pubblico è “altro”, non mi riguarda, non porta vantaggi alla mia condizione.
Eppure le opere pubbliche – per natura e per definizione! -
dovrebbero essere a vantaggio di tutti: migliorano i servizi, i trasporti, le stazioni, le dotazioni della città. Diventano
elementi visibili, emblematici
del nostro paesaggio (si pensi al
ponte di Calatrava sull'
autostrada del Sole all'altezza di Reggio Emilia, come si vede nella
foto in alto a sinistra).
In ultima istanza
dovremmo avere tutti una tangibile sensazione di benessere, di miglioramento della città con servizi e
spazi pubblici più fruibili e di migliore qualità.
Tutto questo accade o è un sogno?Per sognare, ad occhi aperti, a volte
basta viaggiare un po' all'estero.
Anche senza andare troppo lontano –
Francia, Spagna, Germania, Austria, Slovenia, per citare solo alcuni Paesi -
si scoprono, in modo immediato, piacevole e facilmente percepibile
spazi urbani, strutture di uso pubblico
in cui stare, sedersi, riposarsi, chiacchierare: spazi
puliti, accoglienti, in cui si viene ospitati e
non ci si sente estranei. Quale differenza rispetto alla
nostra mentalità dove
le cose sono “di tutti e di nessuno” e, quindi, vengono tenute in stato di
abbandono.
Questa
riflessione può essere posta come importante premessa ad un argomento di attualità:
l'appena avvenuta inaugurazione del ponte di
Santiago Calatrava a Venezia.
Si tratta di
un'opera pubblica eccezionale:
un ponte moderno, a Venezia, il quarto ponte
sul Canal Grande, realizzato da
un architetto di fama internazionale in una città unica al mondo.
Eppure, una visione miope della fruibilità per tutti,
ha fatto sì che il ponte sia stato
concepito in modo da essere non accessibile a tutti, anche
in contrasto con le leggi dello Stato.
Colpa dell'architetto! Hanno subito pensato tutti,
ma l'architetto Calatrava ha fatto ponti accessibili in tutto il mondo, basta pensare al
ponte di Bilbao.
Ma allora,
cosa è successo? Di chi è la colpa? Fin dall'inizio – da quando si è visto il progetto del ponte - associazioni e progettisti esperti in tema di accessibilità hanno
denunciato il problema,
ne è nata una vera e propria campagna di opinione.
La macchina burocratica ha travolto tutto: idee, progetti, riflessioni.
Ci sarà un'“ovovia” (una specie di montascale a cabina)
che non risolve il problema : perché impiegherà
troppo tempo ad attraversare il ponte, perché
non permette a tutti di fermarsi alla sommità per vedere il panorama della città.
Quali considerazioni trarre alla fine di questa triste vicenda che vede comunque
sconfitta la cultura dell'accessibilità, dell'integrazione dei cittadini, dell'attenzione a tutti,
del design for all?Perché in Italia l'accessibilità continua ad essere una “toppa” da aggiungere, a posteriori al progetto solo per dirsi in regola con le norme e
non per realizzare soluzioni fruibili?Perché le scuole superiori e le università non formano progettisti, tecnici, manager, amministratori, sensibili e formati per mettersi al servizio dei cittadini?Perché, a differenza di quanto succede all'estero,
non sono coinvolti, nei progetti, gli utenti e gli esperti che hanno competenza tecnica?
Molte
domande che, come al solito,
cadono nel vuoto.
D'altronde quando le opere pubbliche non nascono
a servizio dei cittadini, quando
le norme sono
viste solo come un vincolo,
come un impedimento e non come uno stimolo a ragionare in modo diverso, quando
l'accessibilità diventa solo un problema di chi usa la carrozzina e non di tutte le persone che possono avere qualche difficoltà, allora
abbiamo già perso del tutto il senso del pubblico e non riusciremo più a realizzare
spazi e strutture per tutti, di cui si possa dire davvero che sono
belle e fruibili.
E voi che cosa ne pensate? Diteci la vostra!