Di anno in anno sembra sempre più difficile parlare di calcio senza associarlo a brutti episodi di cronaca, come l'ultimo di domenica scorsa.
I fatti parlano da sé, lo sappiamo, e su quei (pessimi) fatti è importante che si prendano contromisure adeguate.
Dal canto nostro, invece, pensiamo che possa essere utile mostrare l'altra faccia del calcio, o meglio, la faccia normale, di chi allo stadio va per divertirsi, di chi ama seguire le acrobazie dei propri beniamini in braghe corte armato solo di sciarpa con i colori del cuore e di un'ugola arrochita già dopo i primi minuti di gioco, di chi vorrebbe sostituirsi a Josè Mourinho o ad Carlo Ancelotti convinto di aver nel cassetto lo schema migliore per vincere il campionato.
Per loro, l'inizio della stagione è una fase delicata: pressoché tutti, naturalmente, vorrebbero conquistare lo scudetto (e le coppe cui possano eventualmente aspirare), però nessuno di loro, in fondo, venderebbe l'anima al diavolo pur di accaparrarsi il massimo trofeo.
Per esempio c'è Andrea, juventino, che addirittura ammette
la debolezza della “sua” squadra: “Sinceramente
non mi sembra attrezzata come le altre per vincere, però siccome
la squadra è nuova e il modulo tattico pure,
magari riescono a sorprendermi. Ragionevolmente,
mi aspetto che si lotti fino alla fine in campionato e in
Champions League, se si riesce a portare a casa qualcosa (anche
la Coppa Italia) meglio”.
Poi,
però, aggiunge che la ragionevolezza non fa parte del mondo del calcio, anche se non si riferisce alla cronaca violenta, bensì a tutt'altra faccenda: “
Come ogni tifoso che si rispetti
mi aspetto che la mia squadra vinca il campionato con una ventina di punti di vantaggio sulla seconda, vincendo tutti gli scontri diretti in casa e fuori, e la finale di Champions League con
un bel 4 a 0”.
Insomma,
o si sogna in grande o non ne vale proprio la pena.
Saltando la parte finale della sua dichiarazione a proposito del
“nemico” da battere assolutamente (
Andrea, già il clima calcistico è avvelenato: è bene non rinfocolarlo troppo...), è molto
simile il desiderio di Massimiliano, milanista doc: “Mi attendo
tantissimi gol da Ronaldinho e Shevchenko, una squadra che lotti fino all'ultimo per vincere
quello scudetto che manca da troppi anni e che cerchi anche di raggiungere
la finale di coppa Uefa, dato che il trofeo non compare nella nostra
bacheca di via Turati”.
Massimiliano si dice
tuttavia preoccupato dall'età troppo avanzata dei giocatori della difesa: beh, caro il nostro milanista,
come sai noi siamo fan di chi ha i capelli non più lucidissimi, quindi direi di non pensarci troppo, e
poi pensa alle appena passate Olimpiadi e alle
medaglie conquistate proprio dai “vecchi” (
suvvia, veterani...).
Però l'attacco milanista è forte, a suo giudizio, solo che
anche lui, come Andrea chiude con la speranza, se non di vincere il campionato, almeno
di battere i “cugini”... sappiamo tutti di chi parla.
Preferisce usare
toni cauti, con un
fairplay molto femminile, l'unica donna del gruppo dei tifosi da noi intervistata. Sapete che cosa spera
la romanista Paola? “Sì, mi piacerebbe
vincere qualcosa, però vorrei soprattutto che questa squadra continuasse ad
esprimere quel bel gioco che l'ha caratterizzata nelle ultime stagioni, ma anche che riuscisse ad avere
maggiore concretezza: quella che è mancata nei momenti importanti”.
Insomma, dice la giallorossa, citando
Mourinho, secondo lei “la vera novità di questo campionato”: “Nel calcio si vive di titoli”, per cui sì, a Paola piacerebbe vedere
tutte le prime pagine dedicate alla sua Roma, magari non subito, ma dopo, quando si arriverà al dunque...
Infine c'è Sergio, interista, il quale, almeno a parole, manifesta una
totale indifferenza nei confronti della conquista di nuovi trofei (del resto, è giusto lasciare che il campionato lo vinca un'altra squadra, o no?).
In ogni caso,
noi vogliamo credergli e tutto sommato speriamo che ci credano anche tutti gli altri tifosi, per il bene del calcio e non solo:
“Dalla mia squadra mi aspetto l'utopia, il miglior gioco del mondo, il coraggio, la follia. Che vinca o no non m'importa”.
In
un'intervista di un paio d'anni fa
rilasciata al giornalista Massimo Del Papa,
Gianni Rivera, indimenticato campione milanista (ma era molto di più dell'espressione del club in cui ha militato per vent'anni),
ha detto che cos'è per lui il calcio: “È un gioco. Questa è la sua forza. Consideriamo che l'unica Federazione che ha dentro la parola “gioco”, è quella del calcio. Anzi, “giuoco”, in origine...”.
Con quella aulica “u" (scriveva Del Papa) riportata alla nostra memoria,
Rivera voleva dire una semplice verità:
finiti i 90 minuti, la vita, quella vera, ricomincia. E se neanche in quest'ultima conviene
prendersi troppo sul serio, perché farlo durante
quell'ora e mezzo di sogno?E voi che cosa ne pensate?
Diteci la vostra!