Smettere di fumare è possibile, lo sappiamo. Ve l'abbiamo anche raccontato in una storia, forse qualcuno di voi se la ricorda.
Purtroppo, però, dobbiamo darvi una brutta notizia: chi comincia molto presto, magari già da bambino, ha molte meno probabilità di un adulto di dare un giorno un calcio definitivo all'ultima sigaretta.
A dirlo, è l'Organizzazione mondiale della Sanità che ha dedicato la “Giornata mondiale senza tabacco", prevista per il prossimo 31 maggio, proprio ai fumatori in erba.
“Gioventù senza tabacco” è infatti lo slogan dell'edizione 2008 di questa importante iniziativa che da anni cerca di combattere la dipendenza dal tabacco, soprattutto in quei Paesi in cui la libera offerta del velenoso frutto della pianta non viene minimamente impedita, tanto meno tra i minori di diciotto anni.
Per scoraggiarne il consumo, invece,
l'Oms sostiene che non esista altro metodo che
il divieto assoluto di sponsorizzazione del tabacco e dei suoi derivati.
Perché se è vero che anche chi comincia poco più che bambino potrà (forse) anche smettere da adulto, è altrettanto
provato che il tabacco sia l’unico prodotto di libera vendita che uccide da un terzo a metà di quelli che ne fanno uso.
Per la precisione, aggiunge l'ente internazionale,
i fumatori muoiono in media 15 anni prima dei non fumatori. Eppure, la morte da tabacco sarebbe la principale causa di morte “prevenibile”: a meno di non avere patologie improvvise, insomma,
chi non fuma vive di sicuro più a lungo di chi lo fa.
Come agire, quindi? L'Oms non va tanto per il sottile, anche se probabilmente alza la posta per riprendersi almeno un po' del proprio gruzzolo: “E’ dimostrato che l'esposizione alla pubblicità diretta e indiretta del tabacco – spiega nel manifesto in cui lancia il
"Tobacco-Free Youth" - , insieme ad altre
strategie di marketing usate dall’industria del tabacco, porta ad
un aumento delle 'sperimentazioni' da parte dei giovani e, di conseguenza, al vero rischio di diventare
consumatori abituali di prodotti del tabacco”.
L'unica strada per arginare la potenza dei “mercanti di morte”, insomma, è
vietare “la promozione dei prodotti del tabacco e della sponsorizzazione di qualsiasi evento da parte dell’industria del tabacco”.
In concreto, l'Oms propone di
impedire che i mass media (dalla tv a internet) possano farsi veicolo di sponsorizzazione dei
grandi marchi di sigarette che aggirano i divieti previsti dalle leggi, laddove esistano,
presentandosi come organizzatori di eventi, di programmi di intrattenimento o di editori di riviste
per il pubblico giovane. Si tratta di strategie molto efficaci, dato che
non c'è target più sensibile dei ragazzi alla pubblicità, anche nella sua forma più indiretta.
Delle politiche internazionali anti-fumo e delle azioni promosse dall'
Istituto superiore di sanità si parla in un
convegno a Roma, nella sede dell'Istituto superiore di sanità.
Nel resto del mondo si terranno
molte altre iniziative, tutte nel segno di una
lotta comune a beneficio delle giovani generazioni, un esercito di
quasi due miliardi di persone, secondo l'Oms, attualmente
tra i 10 e i 24 anni. Di queste,
ben l'85% vive nei paesi in via di sviluppo, i più fragili economicamente oltre che
i più esposti, come abbiamo visto, alle
insidie della nicotina.