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07-03-2008 - Scritto da: Sofia


Un otto marzo di nascite e... rinascite!


medium_MIMOSA_STANNAH.2.jpgDa qualche mese Tullia è diventata mamma. Il suo bambino ha gli occhi un po' allungati e le guance pienotte. Un bimbo sano, come ce ne sono molti.
Quando sarà un pochino più grande, scoprirà la verità: saprà che la sua mamma è nata due volte.

La prima nascita, quella fisica, è avvenuta 39 anni fa, in una terra molto lontana da qui.
Tullia in realtà si chiama Thu, ed è vietnamita. Del suo paese natale non ricorda quasi nulla. Ha solo un'immagine nitida davanti agli occhi, di lei che cammina carponi, sul pavimento freddo di una casa povera.
A tre anni circa, Tullia ha contratto la poliomielite, un male che l'ha incollata per sempre alla carrozzina, anche se, quando può, lei indossa i suoi tutori e, appoggiandosi alle stampelle, si tira su in piedi come gli altri.


Nel suo gesto c'è tutta la determinazione che la contraddistingue, tipicamente cinese, direbbe chi la conosce bene.
Per essere curata e avere un futuro, Tullia è volata in Italia con tutta la sua famiglia.
Nella nuova patria è cominciata la sua seconda vita.
A dodici anni ha deciso che doveva fare qualcosa per sé, per non “farsi trattare da handicap”, come dice ancora oggi con un italiano un po' buffo.

Tullia è andata a vivere nella Comunità di Capodarco di Roma, specializzata nell'assistenza e il reinserimento delle persone “diversamente abili”, come si dice oggi.
Da lì si è spostata nella sede marchigiana dove ha preso il suo nuovo nome. E non solo. Ha studiato, ha imparato a guidare la macchina e ha cominciato a lavorare.
Il suo cammino, però, non era ancora finito: Tullia voleva sposarsi e avere figli.
Ce l'ha fatta: ha conosciuto un ragazzo, “normale”, come desiderava, ed è andata a vivere in una bella casa, comprata anche con i suoi risparmi.

Oggi guarda il suo piccolo con una luce speciale negli occhi, ma senza troppe sdolcinerie: non sono da lei.
Probabilmente sta già pensando a come educarlo, perché diventi “qualcuno”, o comunque una persona solida (meglio se ricca, però...), proprio come lei.

Il mondo è pieno di “Tullie”, qualcuna anche famosa.

Prendiamo per esempio Frida Kahlo: da bambina la pittrice sudamericana si è ritrovata zoppa per aver contratto una rara malattia, simile al male che ha colpito la “cinese di ferro”.
Anche Frida è nata due volte. La prima volta credeva di essere solo una persona dalla salute malferma.
La seconda volta ha capito che l'arte era il vero motivo per cui era venuta al mondo. La scoperta è avvenuta in seguito a un grave incidente che l'ha costretta a letto per molti mesi.
Per aiutarla ad arrivare a sera, le avevano montato uno specchio vicino al capezzale e le avevano regalato dei colori. E' stato così che Frida ha cominciato a dipingere diventando una delle artiste più originali di tutti i tempi.

Non tutte le donne, purtroppo, hanno la possibilità di rinascere: c'è chi si ammala seriamente e crede di perdere ogni speranza.
E tuttavia c'è ancora qualcosa per cui vale la pena lottare, magari per prevenire la possibilità che altre donne contraggano lo stesso male.

E' questo il senso dell'iniziativa dell'Associazione italiana sclerosi multipla che anche quest'anno, l'8 e il 9 marzo, invita ad acquistare una gardenia per sostenere la ricerca contro un male che ogni anno colpisce molte donne. Per saperne di più si può chiamare il numero 840.50.20.50.

A tutte le donne, nate e rinate, buon otto marzo!


Tags:  otto marzo / donne / superare la disabilità / festa della donna


Commenti:
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Scritto da: Vince | 09/03/2008
Molto toccante la storia di Tullia. Mentre la leggevo, non ho potuto far a meno di pensare al centro in cui lavoro. Tante piccole realtà i disabili assistiti, che faticosamente cercano ogni giorno di essere autonomi per quanto possibile. Certo, la maggior parte di loro non ce la fa a metter radici fuori da quella casa comune, ma la determinazione per loro è una speranza che si rafforza. Vince
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Scritto da: Alessandra | 11/03/2008
Caro Vince, credo proprio che bisognerebbe prendere più spesso esempio da loro e ringraziarli del coraggio con cui affrontano la vita. Grazie del tuo commento!
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