Scalino, finestre, contributi e quote: d'ora in poi, chi si approssima alla pensione, dovrà imparare almeno queste quattro parole. Diversamente, farà molta fatica a realizzare qual è il momento giusto per organizzare il rinfresco di arrivederci (mai addio, per carità) ai colleghi più giovani.
I primi a rendersi conto della complessità delle nuove regole di uscita dal mondo del lavoro sono stati quelli che hanno maturato i requisiti per la
pensione di vecchiaia (60 anni per le donne e 65 per gli uomini, o quarant'anni di contributi versati) tra il 2007 e il 2008.
Per loro, si è paventato il rischio che potessero restare
senza stipendio e senza pensione per un po' di mesi.
Per fortuna, una
circolare dell'Inps emessa nella seconda metà di gennaio, ha fatto chiarezza, spiegando che no,
quelli che hanno dato il preavviso per il ritiro durante lo scorso anno non sono soggetti al nuovo regime delle “finestre”. Il che vuol dire, in altri termini, che già dal primo giorno da pensionati cominceranno a percepire l'assegno al posto dello stipendio, senza soluzione di continuità.
La precisazione dell'
Istituto nazionale di previdenza lascia purtroppo in piedi
un altro problema, ossia la possibilità per i datori di lavoro di
licenziare i dipendenti che abbiano compiuto 65 anni (donne e uomini insieme) per raggiunti limiti d'età. Il che potrebbe ugualmente creare un fastidioso “buco” reddituale per i “pensionandi” di vecchiaia.
Per articoli, dettagli e cavilli normativi, suggeriamo di leggere con attenzione lo
speciale previdenza de
Il Sole 24 Ore (nella sezione “norme e tributi”).
Dubbi legislativi a parte, vediamo che cosa succede per i lavoratori che hanno fatto o faranno domanda per la pensione di anzianità e di vecchiaia da quest'anno in avanti.
Partiamo dal fondo:
chi accede ai requisiti per la pensione di vecchiaia durante il 2008 potrà lasciare l'impiego utilizzando le finestre fissate dalla
legge 247/2007.
Capire qual è quella giusta non è impresa di poco conto.
In linea generale, si può dire che
le finestre sono quattro.
La prima è a vantaggio di
chi compie 60/65 anni o raggiunge i 40 anni di contributi nel primo trimestre di quest'anno. In questo caso si potrà andare in pensione dal 1° luglio (1° ottobre nel caso degli autonomi).
Chi ottiene i requisiti per la vecchiaia dopo il 1° luglio potrà andare a riposo dal 1° ottobre (1° gennaio dell'anno successivo per gli autonomi).
Chi matura i presupposti
nel terzo trimestre 2008 (da agosto a ottobre) avrà l'assegno dal 1° gennaio dell'anno successivo (1° aprile per gli autonomi).
Infine, andrà in pensione
dal 1° aprile dell'anno successivo (1° luglio gli autonomi) chi perfeziona i requisiti nel quarto trimestre (da novembre a dicembre).
Veniamo invece
ai lavoratori che vogliono andare in pensione prima, cioè una volta che abbiano maturato i requisiti per le pensioni di anzianità.
Anche in questo caso la legge 247/2007 ha introdotto
alcune novità.
Intanto, ha ritoccato al ribasso il requisito anagrafico utile per accedere alla pensione di anzianità, fissato dalla precedente legge a 60 anni (il famoso
scalone introdotto dalla riforma Maroni, con la legge 243 del 2004).
Oggi, invece, è in vigore il cosiddetto
scalino, e cioè: per accedere all'anzianità basta avere 58 anni (59 gli autonomi) e aver versato 35 anni di contributi. I due requisiti restano validi fino al 30 giugno 2009.
Dopo quella data,
l'età anagrafica salirà, fino a 61 anni (62 per gli autonomi) dal 1° gennaio 2013.
I conteggi si complicheranno un altro po', tra l'altro, a partire dal 1° luglio 2009.
Da quel giorno, infatti, entreranno in ballo le cosiddette
quote.
Che cosa sono le quote?
In sostanza, si tratta della
somma tra il requisito dell'età e di quello dei contributi versati. Cioè: per andare in pensione bisognerà ottenere
quota 95 (96 per gli autonomi) a partire dal primo luglio dell'anno prossimo, con un graduale innalzamento
dal 2013 in avanti.
In tutti i casi,
le finestre per accedere all'anzianità restano due, come previsto dalla legge Maroni. Il che significa che i dipendenti che maturano i requisiti nel primo semestre dell'anno potranno andare in pensione dal 1° gennaio successivo (1° luglio successivo per gli autonomi). Chi raggiunge le condizioni nel secondo semestre potrà fruire dell'uscita dal1° luglio dell'anno successivo (1° gennaio del secondo anno successivo per gli autonomi).
La materia è spinosa, senza dubbio.
Può essere utile, per risolvere qualsiasi tipo di dubbio, rivolgersi a
consulenti del lavoro e sindacati (per esempio si vedano l'ottimo lavoro dell'
Associazione artigiani della Provincia di Varese, telefono 0332/256775) prima di prendere una decisione.
Però una cosa è certa:
smettere di lavorare è difficile, per la psiche, il portafoglio... e per la legge!